Allergia al lattice: cosa è e perché è pericolosa
Il lattice naturale, derivato dall’albero Hevea brasiliensis, è stato per decenni il materiale più usato per guanti, tubi medici, fasciature e altri dispositivi sanitari. Ma per una persona su cinquanta, questo materiale non è solo fastidioso: può essere letale. L’allergia al lattice è una reazione del sistema immunitario alle proteine presenti nel lattice, e può scatenare sintomi da lievi (prurito, arrossamento) a gravi (anafilassi, arresto respiratorio). Negli anni ’80 e ’90, con l’aumento dell’uso dei guanti in lattice per prevenire infezioni, i casi di allergia sono esplosi soprattutto negli ambienti sanitari. Oggi, sebbene i guanti in lattice siano meno comuni, il rischio non è scomparso.
Chi è a rischio più alto?
Non tutti sono ugualmente a rischio. I gruppi più vulnerabili sono ben definiti. I pazienti con spina bifida sono i più esposti: tra il 20% e il 67% sviluppa allergia al lattice, a causa di decine di interventi chirurgici fin dalla nascita, dove la pelle e le mucose entrano in contatto diretto con il lattice. Per questi pazienti, anche solo cinque interventi possono essere sufficienti a sensibilizzarli. Il rischio di anafilassi in sala operatoria è 500 volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Il secondo gruppo a rischio sono i lavoratori sanitari. Chi lavora in sala operatoria, laboratori o reparti di dialisi ha un rischio tre volte maggiore di sviluppare allergia rispetto a chi non è esposto. Studi indicano che tra l’8% e il 12% degli operatori sanitari è sensibilizzato al lattice. Il problema non è solo il contatto diretto: i guanti in lattice polverizzati rilasciano particelle nell’aria che vengono inalate, scatenando asma, rinite allergica o congiuntivite. Più anni si lavora in questo ambiente, più alto diventa il rischio.
Cosa succede quando si è allergici? I sintomi e le reazioni
L’allergia al lattice non è un’unica cosa. Ci sono due tipi principali di reazioni. La prima è quella immediata (di tipo I), mediata dall’IgE. È la più pericolosa: può causare orticaria, gonfiore del viso o della gola (angioedema), respiro sibilante, tosse, senso di oppressione al petto e, nei casi più gravi, anafilassi. Questa reazione può verificarsi entro pochi minuti dal contatto, anche con una piccola quantità di lattice. L’anafilassi richiede un intervento immediato: l’epinefrina (adrenalina) somministrata con un autoiniettore è l’unica terapia che può salvare la vita.
L’altra reazione è quella ritardata (di tipo IV), che non coinvolge l’IgE. È una dermatite da contatto: la pelle diventa rossa, secca, pruriginosa, a volte con vescicole. Questa forma è meno grave ma molto più comune tra i lavoratori che indossano guanti per ore al giorno. Spesso viene confusa con una semplice irritazione, ma è un’allergia vera e propria che peggiora con il tempo.
Il problema della cross-reactività: il lattice che ti attacca anche al cibo
Una delle caratteristiche più sorprendenti dell’allergia al lattice è la cross-reactività. Le proteine del lattice sono simili a quelle di alcuni alimenti. Chi è allergico al lattice può reagire anche a frutta e verdura che altrimenti sarebbero sicure. I cibi più spesso coinvolti sono: banane, avocado, kiwi, castagne, patate, pomodori e frutti della passione. Non tutti li reagiscono, ma chi ha avuto un’anafilassi da lattice ha un rischio maggiore di reazioni crociate. Non esiste una lista universale: ogni persona è diversa. Ma se hai un’allergia al lattice e ti viene prurito in bocca dopo aver mangiato una banana, non è un caso. È una reazione immunitaria reale.
Non esistono test standardizzati per prevedere la cross-reactività. L’unica cosa da fare è tenere un diario alimentare e segnalare ogni sintomo al tuo allergologo. Non bisogna evitare tutti questi cibi a priori, ma bisogna essere consapevoli. Se hai avuto una reazione grave al lattice, è meglio fare un test di provocazione controllato in ambiente ospedaliero prima di reintrodurre questi alimenti.
Come gestire il lattice sul posto di lavoro
La buona notizia è che l’allergia al lattice è prevenibile, anche se non curabile. La chiave è l’eliminazione dell’esposizione. Negli anni ’90, la Germania ha vietato i guanti in lattice polverizzati. Il risultato? Una riduzione dell’80% dei nuovi casi di allergia tra gli operatori sanitari. La Finlandia ha fatto lo stesso. Questo non è un caso: è un modello che funziona.
Oggi, le strutture sanitarie che vogliono essere sicure devono adottare una politica di ambiente privo di lattice. Non basta sostituire i guanti. Bisogna controllare anche: fasciature elastiche, manometri per la pressione, tubi per anestesia, guanti da laboratorio, tappi per siringhe, persino i guanti usati in cucina nelle mense ospedaliere. Tutti devono essere in nitrile, neoprene o poliuretano.
Se un lavoratore è già allergico, deve indossare guanti non in lattice e informare i colleghi. Se qualcuno deve ancora usare guanti in lattice (per esempio in un reparto dove non è ancora stato possibile cambiare tutto), i colleghi devono usare guanti non polverizzati e non condividere spazi con chi è allergico. La polvere di lattice è il principale vettore di allergeni nell’aria. Anche la pulizia degli ambienti deve essere più attenta: le superfici devono essere pulite con panni umidi, non spazzolate, per evitare di sollevare particelle.
Cosa fare se sei allergico: il piano di emergenza
Se sei stato diagnosticato con allergia al lattice, non puoi vivere nell’ansia. Puoi vivere in sicurezza, ma devi essere preparato. Prima cosa: porta sempre con te un autoiniettore di epinefrina. Non è un’opzione. È una necessità. L’epinefrina funziona in pochi minuti: blocca il gonfiore, aumenta la pressione, apre le vie respiratorie. Se non la usi subito, puoi morire.
Seconda cosa: indossa un braccialetto o una medaglietta medica che dica “Allergia al lattice - Anafilassi”. In un’emergenza, i soccorritori non possono chiederti cosa ti fa male. Devono vedere la risposta sul tuo corpo.
Terza cosa: crea un piano d’azione per l’anafilassi con il tuo medico. Non è un foglio da tenere nel cassetto. È un documento che devi mostrare a ogni medico, dentista, infermiere, anche al tuo datore di lavoro. Devi dire a tutti: “Se mi sento male, non aspettate. Usate l’epinefrina”.
Per le reazioni cutanee lievi, come prurito o arrossamento dopo il contatto, si può usare una crema al 1% di idrocortisone o un antistaminico. Ma mai sottovalutare: se il prurito si diffonde, se senti il petto oppreso, se la voce cambia, è ora di usare l’autoiniettore. Non aspettare.
Il futuro: cosa cambierà?
Le aziende produttrici hanno già fatto passi avanti. Oggi molti guanti in lattice sono trattati con clorazione, un processo che riduce il contenuto di allergeni del 70-90%. I guanti senza polvere sono ora la norma. Ma non sono perfetti. Il lattice è ancora lattice. E le proteine allergeniche non scompaiono del tutto.
La ricerca sta lavorando su allergeni ricombinanti per diagnosi più precise. Forse un giorno ci sarà una terapia di desensibilizzazione, come per le allergie al polline. Ma per ora, non esiste. L’unica cura è l’evitamento totale. E questo richiede consapevolezza, formazione e politiche chiare.
Perché la prevenzione funziona
Le strutture sanitarie che hanno creato un ambiente privo di lattice hanno visto una drastica riduzione dei casi di dermatite, asma e anafilassi. Non è un’idea teorica: è un dato. I lavoratori non si ammalano più. I pazienti non hanno più reazioni impreviste. Il costo dei guanti non latex è aumentato un po’, ma è molto meno del costo di un ricovero per anafilassi, di un’assenza dal lavoro o di un processo legale.
La prevenzione non è un optional. È un obbligo etico e legale. Chi lavora in sanità ha diritto a un ambiente sicuro. Chi è allergico ha diritto a non essere esposto a un rischio evitabile. E chi ha la spina bifida ha diritto a non dover temere ogni intervento chirurgico.
Quello che devi ricordare
- L’allergia al lattice è seria, ma evitabile.
- Se sei in un ambiente sanitario, chiedi sempre se i guanti sono in lattice o no.
- Se hai avuto una reazione, parla con un allergologo e fatti fare un test.
- Non ignorare i sintomi lievi: possono diventare gravi.
- Porta sempre l’autoiniettore di epinefrina, anche se pensi di essere “solo un po’ allergico”.
- Informa tutti: medici, dentisti, datori di lavoro, familiari, amici.
- Il lattice non è il nemico: l’ignoranza lo è.
Massimiliano Foroni
febbraio 1, 2026 AT 11:47Ho lavorato in un ospedale dove il lattice era ancora usato in alcuni reparti. La polvere sui guanti era visibile, come una nebbia sottile. Non ci pensavi, fino a quando un infermiere ha avuto un’orticaria massiva dopo aver indossato un paio di guanti nuovi. Da allora, ho capito che non è una questione di sensibilità, ma di esposizione cronica. Il problema è che molti non sanno nemmeno cosa sia la cross-reactività. Mangi un avocado e ti viene la gola chiusa? Non è il frutto, è il lattice che ti ha già modificato il sistema immunitario.
Federica Canonico
febbraio 2, 2026 AT 10:58Oh certo, perché non proibiamo anche l’aria, visto che contiene ossigeno e qualcuno potrebbe essere allergico a quel gas? Questa mania di eliminare tutto è patologica. Se qualcuno è allergico al lattice, allora eviti il lattice. Non serve trasformare ogni ospedale in una stanza sterile con guanti di plastica da astronauta. La natura non è fatta per essere controllata. E poi, chi ha detto che il nitrile è più sicuro? Forse è peggio, solo che non lo sappiamo ancora.
Marcella Harless
febbraio 3, 2026 AT 18:19Il lattice è un allergene di classe I, con proteine di peso molecolare compreso tra 10 e 70 kDa, altamente immunogeniche. La cross-reactività con frutti della famiglia delle Berberidaceae e Rosaceae è mediata da profiline e proteine PR-10. Tuttavia, la mancanza di standardizzazione nei test cutanei e nei sieri IgE specifici rende la diagnosi soggettiva. La letteratura più recente suggerisce che la riduzione dell’esposizione occupazionale non è sufficiente senza un monitoraggio immunologico longitudinale.