Se hai mai assunto corticosteroidi per l'asma, l'artrite o un'infiammazione cronica, probabilmente ti hanno avvertito dei possibili effetti collaterali: aumento di peso, ritenzione idrica, disturbi del sonno. Ma pochi ti hanno detto che questi farmaci possono cambiarti la mente. Non è un effetto raro. È comune. E può essere pericoloso.
Quando lo steroide ti cambia la testa
Le persone che assumono corticosteroidi per via orale o endovenosa possono sviluppare cambiamenti psichiatrici in pochi giorni. Non si tratta di "essere nervosi" o di "stress". Si tratta di sintomi reali: euforia inspiegabile, irrequietezza estrema, allucinazioni, deliri, o una depressione così profonda da rendere impossibile alzarsi dal letto. In alcuni casi, la psicosi arriva senza preavviso. Una persona che era calma e razionale può diventare paranoica, confusa, o convinta di essere perseguitata.
Questo non è un effetto collaterale raro. Circa il 5% di chi assume corticosteroidi sistematici sviluppa sintomi psichiatrici. Ma quando la dose supera gli 80 mg al giorno di prednisone (o equivalente), il rischio sale al 18,4%. E non serve una dose massiccia: già a 40 mg al giorno, il rischio triplica rispetto a dosi più basse. In Italia, ogni anno milioni di persone assumono questi farmaci. Eppure, molti medici non li controllano per questi segnali.
Cosa succede nel cervello?
Non è solo "la mente che cede sotto lo stress". I corticosteroidi agiscono direttamente sul cervello. Sopprimono l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che regola lo stress naturale. Ma fanno di più: interferiscono con l'ippocampo, la zona del cervello responsabile della memoria e dell'orientamento. In studi su animali, i corticosteroidi aumentano la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore legato al piacere, ma anche alla psicosi. Più dopamina, più rischio di allucinazioni e deliri.
La perdita di memoria verbale è uno dei primi segnali. Una persona dimentica cosa ha appena detto, ripete domande, si confonde su dove si trova. Poi arrivano i cambiamenti d'umore: da euforia eccessiva (27,5% dei casi) a irrequietezza, insonnia (42,3%), o umori che oscillano senza motivo. Il 14,6% sviluppa depressione grave. E il 5-18% va incontro a psicosi vera e propria: pensieri deliranti, voci, comportamenti incoerenti.
Chi è a rischio?
Non tutti reagiscono allo stesso modo. Alcuni fattori aumentano il rischio in modo chiaro:
- Dose alta: Oltre i 40 mg/giorno di prednisone, il rischio cresce in modo esponenziale.
- Sesso femminile: Le donne hanno un rischio più elevato, anche a dosi moderate.
- Età avanzata: Over 65 sono più vulnerabili, soprattutto se hanno già problemi cognitivi.
- Storia di disturbi psichiatrici: Chi ha avuto depressione, disturbo bipolare o psicosi in passato ha un rischio molto più alto.
- Durata del trattamento: Più a lungo si assume lo steroide, più aumenta la probabilità di effetti mentali.
Un paziente di 72 anni con artrite reumatoide che prende 60 mg di prednisone al giorno ha un rischio di psicosi quasi dieci volte superiore a un giovane che prende 10 mg per un'infiammazione temporanea. Eppure, molti medici non fanno controlli psichiatrici durante il trattamento.
Quando i sintomi arrivano - e quando non se ne vanno
Non tutti i sintomi appaiono subito. La maggior parte compare entro i primi 3-4 giorni, ma alcuni pazienti li sviluppano dopo settimane. E qui c'è un punto cruciale: i sintomi non scompaiono sempre quando si smette lo steroide. Studi recenti mostrano che in alcuni casi, psicosi e mania persistono per giorni o settimane dopo la sospensione. Questo significa che non basta fermare il farmaco. Bisogna monitorare il paziente anche dopo.
Un caso documentato: una donna di 68 anni, in terapia per un'infiammazione polmonare, ha sviluppato allucinazioni visive e deliri di persecuzione dopo 6 giorni di corticosteroidi. Dopo la sospensione, i sintomi sono diminuiti, ma non sono scomparsi del tutto per oltre 10 giorni. Ha avuto bisogno di un antipsicotico a bassa dose per stabilizzarsi.
Come si riconosce?
Non è facile. I sintomi somigliano a quelli di altre malattie: infezioni, demenza, disturbi metabolici, abuso di sostanze. Per questo, la diagnosi è spesso una diagnosi di esclusione. Il medico deve prima escludere tutto il resto. Se un paziente di 70 anni con diabete e artrite inizia a parlare in modo confuso, non si può assumere che sia "vecchio e confuso". Deve essere valutato per corticosteroidi-induced psychosis.
Segnali d'allarme da non ignorare:
- Confusione improvvisa o disorientamento
- Agitazione senza motivo apparente
- Parlare in modo incoerente o ripetitivo
- Deliri (es. "Mi stanno spiando", "Ho un virus nel sangue che nessuno vede")
- Umore che cambia da euforia a rabbia in pochi minuti
- Insomma, se qualcuno che prima era lucido inizia a comportarsi in modo strano, e sta prendendo corticosteroidi, la prima domanda da farsi è: "Potrebbe essere l'effetto del farmaco?"
Cosa si può fare?
La prima regola è: non ignorare i sintomi. Non dire "è solo stress". Non aspettare che passi da solo.
La soluzione migliore è ridurre la dose. Se possibile, portare la terapia sotto i 40 mg/giorno di prednisone (o 6 mg di deksametasone) risolve i sintomi nel 92% dei casi. Ma se il paziente ha una malattia grave che richiede lo steroide (es. un trapianto o un'infiammazione autoimmune grave), non si può fermare il farmaco.
Allora si ricorre ai farmaci. Non esistono farmaci approvati specificamente per questo tipo di psicosi. Ma si usano quelli per la psicosi normale, a dosi basse:
- Haloperidolo: 0,5-1 mg al giorno
- Olanzapina: 2,5-20 mg al giorno
- Risperidone: 1-4 mg al giorno
Spesso, in 3-7 giorni, i sintomi migliorano. In alcuni casi, si usa il litio per prevenire la mania, ma è rischioso: può danneggiare reni e tiroide, soprattutto negli anziani. Serve sempre un consulto con uno psichiatra specializzato in medicina interna.
Il problema più grande: nessuno lo controlla
Il vero problema non è la mancanza di trattamenti. È la mancanza di attenzione. Mentre i medici controllano la glicemia, la pressione, i livelli di potassio, raramente chiedono: "Ti senti strano mentalmente?". Le linee guida esistono, ma non vengono applicate. Gli studi dicono che i sintomi sono sottovalutati, sottodiagnosticati, sottorapportati.
Un farmacista in un ospedale di Padova mi ha raccontato di un paziente che ha sviluppato psicosi dopo una terapia con prednisone. La famiglia ha chiamato il medico, ma il medico ha risposto: "È solo l'età. È normale che gli anziani siano confusi". Il paziente è stato ricoverato in psichiatria solo dopo 5 giorni di deterioramento. Era un effetto del farmaco. E avrebbe potuto essere evitato.
La soluzione non è complessa: bisogna informare i pazienti prima di iniziare la terapia. Bisogna chiedere esplicitamente del loro stato d'animo dopo 3-5 giorni. Bisogna coinvolgere lo psichiatra già all'inizio, soprattutto se il paziente è anziano o ha una storia di disturbi mentali.
Cosa devi fare se prendi corticosteroidi
Se tu o un tuo caro state assumendo corticosteroidi, ecco cosa devi fare:
- Conosci la dose che stai prendendo. Non è "un po' di steroide". È un numero preciso: 10 mg? 40 mg? 80 mg?
- Chiedi al tuo medico: "Quali sono i rischi psichiatrici?". Non aspettare che te lo dica lui.
- Monitora te stesso o il tuo familiare: cambia l'umore? È più agitato? Dorme male? Parla in modo strano?
- Se noti sintomi, non aspettare. Contatta subito il medico. Non è un "problema mentale". È un effetto collaterale farmacologico.
- Se ti dicono "è normale", cerca una seconda opinione. Non è normale.
Non devi smettere il farmaco da solo. Ma non devi neanche tacere. Questi effetti sono reali. E possono essere gestiti - se li riconosci in tempo.
Il futuro: cosa cambierà?
Non esiste ancora un test del sangue o un esame cerebrale che possa prevedere chi svilupperà psicosi. Non esiste un farmaco approvato appositamente per questo. Eppure, la ricerca sta andando in quella direzione. Alcuni scienziati stanno cercando biomarcatori nel sangue, altri stanno sviluppando scale di valutazione per misurare l'umore e la cognizione in modo standardizzato. Si chiamano "metodi clinimetrici". Sono strumenti che potrebbero far capire al medico: "Questo paziente sta entrando in crisi, non è solo stanco".
Finché non ci saranno linee guida chiare e controlli obbligatori, il rischio rimarrà alto. Ma tu puoi fare la differenza. Informandoti. Chiedendo. Parlando. Perché un farmaco che salva la vita non dovrebbe rubare la mente.
I corticosteroidi causano sempre la psicosi?
No, non sempre. La psicosi è un effetto raro, ma possibile. La maggior parte delle persone assume corticosteroidi senza problemi mentali. Tuttavia, il rischio aumenta con dosi alte (oltre 40 mg/giorno di prednisone), in persone anziane, donne, o con storia di disturbi psichiatrici. Circa il 5-18% dei pazienti sviluppa sintomi psichiatrici, ma solo una parte di questi va incontro a psicosi vera e propria.
Quanto tempo ci mettono a comparire i sintomi?
I sintomi possono apparire entro 3-4 giorni dall'inizio della terapia, ma a volte si manifestano dopo settimane. Non c'è un tempo fisso. Alcuni pazienti li sviluppano solo dopo aver assunto lo steroide per 2-3 settimane. Anche dopo aver smesso il farmaco, i sintomi possono persistere per giorni o settimane. Per questo, il monitoraggio deve continuare anche dopo la sospensione.
Se smetto di prendere lo steroide, i sintomi scompaiono?
Spesso sì, ma non sempre. Nel 92% dei casi, ridurre la dose o interrompere il farmaco porta a una completa risoluzione dei sintomi. Tuttavia, in alcuni pazienti, soprattutto con psicosi o mania severa, i sintomi persistono anche dopo la sospensione. Questo significa che potrebbe essere necessario un trattamento con antipsicotici, anche se lo steroide è stato fermato.
Quali farmaci si usano per trattare la psicosi da corticosteroidi?
Non esistono farmaci approvati specificamente per questo, ma si usano quelli per la psicosi comune, a dosi basse: haloperidolo (0,5-1 mg), olanzapina (2,5-20 mg), o risperidone (1-4 mg). In alcuni casi, si usa il litio per prevenire la mania, ma è rischioso e richiede un controllo stretto da parte di uno psichiatra. L'obiettivo è stabilizzare il paziente il più rapidamente possibile, senza sovraccaricare il corpo di farmaci.
Chi dovrebbe essere coinvolto nella gestione di questi effetti?
Non è un problema solo del medico curante. Serve un team: il reumatologo o il pneumologo che ha prescritto lo steroide, il farmacista che lo dispensa, lo psichiatra che valuta i sintomi mentali, e spesso anche il neurologo o il geriatra. La comunicazione tra questi professionisti è fondamentale. Un paziente non dovrebbe essere visto solo come "un caso di asma" o "un caso di artrite". Deve essere visto come una persona, con una mente che può essere colpita.