Come funzionano i negoziati sui prezzi dei farmaci e gli sconti delle compagnie assicurative

Come funzionano i negoziati sui prezzi dei farmaci e gli sconti delle compagnie assicurative

Da anni, i costi dei farmaci hanno messo sotto pressione milioni di persone negli Stati Uniti. Molti si chiedono: perché alcuni farmaci costano migliaia di dollari al mese, mentre altri, ugualmente efficaci, sono molto più economici? La risposta non sta solo nella ricerca, ma in un sistema di negoziati che pochi conoscono. Dal 2022, una legge federale ha cambiato tutto: per la prima volta, il governo americano può negoziare direttamente i prezzi dei farmaci più costosi per Medicare. E questo ha un impatto che si sente anche fuori dal sistema pubblico.

Cosa è cambiato con la legge sull’inflazione?

Prima del 2022, Medicare non poteva negoziare i prezzi dei farmaci. Era bloccato da una regola vecchia di vent’anni: anche se spendeva 150 miliardi di dollari all’anno per i farmaci, non poteva chiedere sconti diretti ai produttori. Le compagnie assicurative private, invece, facevano affari con i produttori attraverso sconti e rimborsi, ma questi non si riflettevano mai sui prezzi che pagavano i pazienti. Il risultato? Un farmaco come Eliquis, usato per prevenire gli ictus, costava quasi 500 dollari al mese per molti beneficiari, anche se il suo costo di produzione era un decimo.

La legge sull’inflazione del 2022 ha rotto questo blocco. Ora, Medicare può scegliere farmaci senza concorrenza (cioè senza generici o biosimilari) e negoziare un prezzo massimo equo. Non è un’imposizione: è un dialogo strutturato. Il governo presenta un’offerta iniziale, la casa farmaceutica risponde con un controprezzo, e si va avanti per tre incontri. Se non si arriva a un accordo, si chiude con scambi scritti. Il tutto entro un calendario rigido: per i primi 10 farmaci, il processo è finito ad agosto 2024.

Quanto si risparmia veramente?

I numeri sono impressionanti. Per i primi 10 farmaci negoziati - tra cui Jardiance, Xarelto e Eliquis - i prezzi sono scesi tra il 38% e il 79%. Per esempio, il prezzo di Eliquis è stato ridotto da 520 a 310 dollari al mese. Questo significa che un paziente che prende il farmaco per tutta l’anno risparmierà oltre 2.500 dollari. Per il governo, il risparmio totale stimato per il periodo 2022-2031 è di quasi 100 miliardi di dollari.

Ma non è solo Medicare che beneficia. Le compagnie assicurative private stanno già vedendo effetti indiretti. Quando Medicare negozia un prezzo più basso, molti fornitori privati seguono l’esempio. Un rapporto della Pharmaceutical Care Management Association stima che gli sconti sul mercato privato potrebbero arrivare a 200-250 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Perché? Perché i produttori non vogliono essere costretti a offrire prezzi diversi a Medicare e ai privati. È più semplice, per loro, applicare lo stesso prezzo a tutti.

Come funziona la scelta dei farmaci?

Non tutti i farmaci sono negoziabili. La legge impone regole chiare: il farmaco deve essere stato approvato dalla FDA da almeno 7 anni (o 11 per i biologici), e non deve avere generici o biosimilari in commercio. Questo esclude i farmaci nuovi - quelli che stanno ancora proteggendo i brevetti - ma colpisce quelli che sono diventati “monopoli silenziosi”. Eliquis, per esempio, è stato approvato nel 2012. Nel 2022, non aveva ancora concorrenza diretta. È diventato automaticamente eleggibile.

Ogni anno, il numero di farmaci negoziabili cresce: 10 nel 2026, 15 nel 2027, 15 nel 2028, e poi 20 ogni anno. I prossimi farmaci da negoziare - annunciati a gennaio 2024 - includono Farxiga e Stelara, entrambi usati per diabete e malattie autoimmuni. Questo significa che tra due anni, altri 15 farmaci vedranno sconti simili. E tra quattro anni, la lista sarà ancora più lunga.

Volpe farmacista che consegna pillole scontate, con animali che trasmettono prezzi più bassi.

Cosa succede ai medici e alle farmacie?

Il cambiamento non riguarda solo i pazienti. Anche i medici e le farmacie devono adattarsi. Per i farmaci somministrati in clinica (come quelli per la chemioterapia), il sistema di rimborso cambia. Prima, Medicare pagava il prezzo di vendita del farmaco più il 6%. Ora, pagherà il prezzo negoziato più il 6%. Questo potrebbe ridurre il guadagno dei medici, soprattutto se il farmaco era uno dei più redditizi. L’American Medical Association stima che questo potrebbe costare alle cliniche 1,2 miliardi di dollari l’anno.

Per le farmacie, l’adattamento è più tecnico. Devono aggiornare i loro sistemi di fatturazione, i formulari e le comunicazioni con i pazienti entro ottobre 2025, per prepararsi ai nuovi prezzi che entreranno in vigore il 1° gennaio 2026. Ogni farmacia deve sapere esattamente a quale prezzo vendere ogni farmaco negoziato, e come calcolare la parte che il paziente paga. Non è un semplice aggiornamento: è un cambiamento operativo su larga scala.

Le reazioni: chi ci guadagna e chi perde?

I pazienti, in generale, sono favorevoli. Un sondaggio del Kaiser Family Foundation ha trovato che il 72% dei beneficiari Medicare supporta la negoziazione dei prezzi. Molti dicono: “Finalmente qualcuno sta facendo qualcosa”. Ma non tutti sono felici. Alcuni gruppi di pazienti con malattie rare temono che i medici possano essere spinti a prescrivere farmaci più economici, anche se non sono i migliori per loro. E alcuni produttori hanno presentato cause legali, sostenendo che la legge è incostituzionale. Ma nel agosto 2024, un giudice federale ha respinto le prime quattro cause. Altre sono in appello, ma la tendenza è chiara: il governo ha il diritto di negoziare.

Per le aziende farmaceutiche, la situazione è complessa. Alcune hanno accettato i negoziati senza contestazioni. Altre hanno ridotto i prezzi volontariamente prima che il governo intervenisse. Ma quelle che hanno scelto la strada legale rischiano di perdere più di quanto guadagnano. Perché? Perché se il prezzo negoziato è già stabilito, il loro farmaco diventa meno attraente per i medici e le assicurazioni. E se i pazienti scoprono che un farmaco concorrente costa la metà, non tornano più.

Serpente giudice che presiede un processo tra farmaceutici e pazienti, stile Alebrije.

Il futuro: cosa succederà dopo il 2026?

Il 2026 è solo l’inizio. Ogni anno, altri farmaci entreranno nel sistema. E con il tempo, il prezzo medio dei farmaci più usati potrebbe scendere in modo permanente. Inoltre, il governo sta valutando di abbassare i tempi di eleggibilità: da 7 a 5 anni per i farmaci tradizionali, da 11 a 9 per i biologici. Se questo accadesse, il numero di farmaci negoziabili potrebbe aumentare del 47% ogni anno.

Le compagnie assicurative private stanno già preparando i loro piani. Alcune stanno progettando di offrire sconti simili ai loro clienti, per restare competitive. Altre stanno negoziando anticipatamente con i produttori per bloccare prezzi più bassi prima che il governo li imponga. Il mercato sta cambiando: non è più solo un gioco di brevetti e marketing. È un gioco di prezzi trasparenti.

Cosa significa per te, se non sei su Medicare?

Anche se non sei coperto da Medicare, questo cambiamento ti riguarda. Perché i prezzi che il governo negozia diventano riferimento per tutto il sistema. Se un farmaco costa 300 dollari al mese per Medicare, è molto più difficile per un’assicurazione privata chiedere 600 dollari. I produttori non possono mantenere due prezzi: troppo complicato, troppo rischioso.

In pratica, ciò che succede a Medicare finisce per influenzare tutti. Se il prezzo di un farmaco scende, anche i tuoi premi assicurativi potrebbero scendere. Se il farmaco che prendi ha un concorrente negoziato, il tuo medico potrebbe suggerirti di cambiare - e risparmiare. Questo non è un’imposizione, ma una scelta più informata.

Perché non succedeva prima?

Per decenni, l’industria farmaceutica ha speso milioni di dollari per bloccare ogni tentativo di negoziazione. Ha finanziato campagne politiche, ha influenzato i legislatori, ha diffuso messaggi come “se negoziate i prezzi, non ci saranno più nuovi farmaci”. Ma i dati non sostengono questa paura. Il Canada e la Gran Bretagna negoziano da anni, e continuano a sviluppare nuovi farmaci. Il problema non è l’innovazione: è il profitto eccessivo su farmaci vecchi.

La legge del 2022 ha messo fine a un sistema dove il prezzo era deciso solo dai produttori. Ora, c’è un contrappeso. E questo contrappeso sta facendo la differenza nella vita di milioni di persone.

Come vengono scelti i farmaci da negoziare?

I farmaci vengono selezionati in base a tre criteri: devono essere approvati da almeno 7 anni (11 per i biologici), non devono avere generici o biosimilari in commercio, e devono aver generato un alto costo per Medicare. Il governo analizza i dati di spesa, l’uso clinico e la mancanza di alternative. Solo i farmaci che soddisfano tutti e tre i criteri entrano nella lista.

I negoziati ridurranno l’innovazione farmaceutica?

No, secondo studi indipendenti. L’industria sostiene che i negoziati ridurranno gli investimenti nella ricerca, ma l’Ufficio della Gestione e del Bilancio ha trovato che le loro stime sono sovrastimate. Paesi come il Canada e la Germania negoziano da decenni e producono comunque nuovi farmaci. Il problema non è la mancanza di incentivi: è che i profitti su farmaci vecchi e senza concorrenza erano troppo alti. Ora, i produttori devono competere sulla qualità, non sui prezzi artificiali.

Posso ottenere lo stesso sconto se ho un’assicurazione privata?

Non automaticamente, ma molto probabilmente sì. Molti assicuratori privati seguono i prezzi negoziati da Medicare per semplificare i loro sistemi. Se il prezzo di un farmaco scende per Medicare, è più facile per un’assicurazione privata applicare lo stesso prezzo piuttosto che mantenere un sistema a due velocità. Alcune compagnie hanno già annunciato sconti simili per i loro clienti.

Cosa succede se un produttore rifiuta di negoziare?

Non può rifiutare. La legge impone la negoziazione. Se un produttore non risponde o rifiuta di partecipare, il governo impone un prezzo massimo comunque, e aggiunge una multa del 95% sulle vendite del farmaco per ogni mese di ritardo. Questo rende il rifiuto economicamente insostenibile. Tutti i produttori dei primi 10 farmaci hanno partecipato.

Quando entreranno in vigore i nuovi prezzi?

I primi prezzi negoziati entreranno in vigore il 1° gennaio 2026. Per i farmaci selezionati per il 2027, i nuovi prezzi saranno attivi dal 1° gennaio 2027, e così via. Le compagnie assicurative e le farmacie devono aggiornare i loro sistemi entro ottobre dell’anno prima. Non ci saranno sorprese: tutto è pianificato con mesi di anticipo.

14 Commenti

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    Lorenzo L

    dicembre 16, 2025 AT 17:09
    Ma dai, finalmente qualcuno ha messo i bastoni tra le ruote a questi magnati dei farmaci. Io ho preso Eliquis e mi sono rotto le palle a pagare 500€ al mese, ora almeno posso respirare. 🤯
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    giulia giardinieri

    dicembre 16, 2025 AT 18:15
    Questo è il genere di cambiamento che fa bene al cuore. Non è solo risparmio, è giustizia. E poi, chi se ne frega se le big pharma piangono: hanno già fatto i miliardi.
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    Andrea Andrea

    dicembre 17, 2025 AT 00:51
    La legge del 2022 ha corretto un’ingiustizia strutturale. Il fatto che Medicare possa negoziare non è un attacco all’innovazione, ma un ritorno alla ragione economica. I dati lo dimostrano.
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    Michele Pavan

    dicembre 18, 2025 AT 23:11
    In Italia ci sarebbe stato un casino di proteste, qui invece hanno fatto il lavoro sporco e nessuno se n’è accorto. Bravo America, finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dire basta.
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    Gianni Abbondanza

    dicembre 19, 2025 AT 17:30
    La storia ci insegna che quando il potere è troppo concentrato, qualcuno deve bilanciarlo. Questo è un esempio di democrazia che funziona. Non è rivoluzione, è semplice buon senso.
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    Silvana Pirruccello

    dicembre 20, 2025 AT 00:53
    Io ho un papà con il diabete e mi ha detto che ora il suo Farxiga potrebbe costare la metà... Non ci posso credere. Grazie a questa legge, forse non dovrò più prendermi la colpa di non potergli permettere il farmaco.
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    Giuseppe Chili

    dicembre 20, 2025 AT 07:31
    Certo, i prezzi scendono, ma non dimentichiamoci che le aziende devono ancora pagare i ricercatori. Il bilancio tra profitto e accesso è delicato, ma questa soluzione sembra equilibrata.
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    Pasquale Barilla

    dicembre 21, 2025 AT 20:22
    Perché non si negozia anche il prezzo degli antibiotici? O dei vaccini? Perché solo quelli che costano troppo e non hanno concorrenza? È un sistema selettivo che lascia fuori tanti altri farmaci essenziali. La legge è un inizio, ma non è la fine della storia. E poi, chi garantisce che non ci saranno trucchi per aggirare il sistema? Le aziende sono furbe, e i burocrati non sono santi.
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    Vincenzo Paone

    dicembre 22, 2025 AT 20:09
    La riduzione dei prezzi non è un atto di carità, ma un correttivo necessario. I costi di produzione di Eliquis sono inferiori a 50 dollari al mese, eppure venivano venduti a 500. Questo non è capitalismo, è predazione. La negoziazione governativa non uccide l’innovazione: la riorienta verso la salute, non verso il profitto astratto. Chi teme la concorrenza non ha nulla da offrire se non il monopolio.
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    Francesca Cozzi

    dicembre 24, 2025 AT 06:17
    Omg questo è il momento più epico della sanità americana da quando hanno inventato il penicillino!! 😍 Le aziende stanno impazzendo e io sto piangendo di gioia. Finalmente qualcuno ha detto ‘basta con i prezzi da fumetti’!! 🙌
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    alessandro lazzaro

    dicembre 25, 2025 AT 00:38
    Se un farmaco non ha concorrenti e costa 500 euro, è ovvio che il prezzo è gonfiato. Il governo non sta controllando, sta solo facendo il suo lavoro. E se le aziende non vogliono perdere soldi, dovrebbero creare più generici invece di bloccarli con brevetti a vita.
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    nico tac

    dicembre 25, 2025 AT 01:00
    C’è un aspetto che pochi analizzano: questo sistema crea un effetto domino globale. Ora che il governo americano ha stabilito un prezzo di riferimento, i paesi europei potranno usarlo come leva nei loro negoziati. L’Italia, per esempio, potrebbe chiedere agli stessi produttori di applicare lo stesso prezzo anche qui, perché non ha senso che un farmaco costi il doppio in Europa. E non è solo questione di equità: è questione di sostenibilità del SSN. Se il costo di un farmaco scende del 70% negli USA, e le aziende non vogliono gestire due sistemi di prezzi, allora lo riducono anche qui. È logica economica, non politica. E se pensi che questo riduca l’innovazione, guarda la Germania o la Svezia: negoziano da decenni e hanno il più alto tasso di nuovi farmaci per abitante. L’innovazione non nasce dai profitti esorbitanti, ma dalla competizione intelligente. Questo non è un attacco al mercato, è un aggiustamento del mercato. E il mercato, quando è libero da distorsioni, funziona meglio.
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    Nicolas Maselli

    dicembre 25, 2025 AT 23:40
    Io ho un amico che prende Xarelto e ha detto che ora paga 180 dollari al mese invece di 500. Ha detto che per la prima volta in 5 anni si sente meno stressato. Questo non è un numero, è una vita che cambia.
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    Michela Rago

    dicembre 27, 2025 AT 02:16
    Spero che questo modello venga adottato anche in Europa. Non è una questione di destra o sinistra: è una questione di umanità.

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