Melanoma: Come Rilevare Presto il Cancro e Trattarlo con l'Immunoterapia

Melanoma: Come Rilevare Presto il Cancro e Trattarlo con l'Immunoterapia

Il melanoma non è solo un neo sospetto. È un cancro della pelle che cresce veloce, e se non lo si vede in tempo, può diffondersi in tutto il corpo. Ma qui c’è una cosa che pochi sanno: se lo si scopre precoce, la probabilità di sopravvivere per almeno cinque anni supera il 99%. Se invece lo si scopre tardi, quando ha già raggiunto altri organi, quella probabilità crolla al 32,1%. Questo non è un dato tecnico: è la differenza tra vivere e morire.

Perché il melanoma è così pericoloso?

Il melanoma nasce dalle cellule che producono il pigmento della pelle, i melanociti. Non è come un cancro che cresce lentamente per anni. Questo va in giro in pochi mesi. Una macchia che cambia forma, colore o dimensione in poche settimane non è un semplice neo. È un campanello d’allarme. Eppure, molti lo ignorano. Una ricerca del 2025 ha mostrato che i medici di base, senza strumenti, riconoscono solo il 60-70% dei melanomi. Significa che su dieci casi, tre vengono persi. Ecco perché il rilevamento precoce non è un optional: è la prima linea di difesa.

Cosa cambia oggi nella diagnosi?

Fino a qualche anno fa, la diagnosi si faceva con l’occhio e un dermatoscopio. Un piccolo strumento che ingrandisce la pelle. Ma oggi, qualcosa di nuovo sta entrando negli studi medici. Sistemi basati sull’intelligenza artificiale stanno superando l’esperienza umana. Il framework SegFusion è un sistema di intelligenza artificiale sviluppato dalla Northeastern University che combina due modelli: uno per isolare la lesione e uno per classificarla come cancerosa o no. Ha raggiunto il 99% di accuratezza in test su migliaia di immagini. E non è un esperimento: è già in fase di validazione clinica in diversi ospedali europei.

Un altro strumento innovativo è il DermaSensor è un dispositivo portatile che misura come la luce infrarossa si comporta quando passa attraverso la pelle. Le cellule cancerose riflettono la luce in modo diverso. Approvato dalla FDA nel gennaio 2024, può essere usato da medici di base senza formazione specialistica. Ha una sensibilità tra l’85% e il 95%, ma la specificità è bassa: tra il 26% e il 40%. Cosa significa? Che spesso segnala un problema dove non ce n’è uno. Questo porta a troppe biopsie inutili. Ma per chi non ha accesso a un dermatologo, è un passo avanti enorme.

Le nuove tecnologie in azione

Non è solo l’immagine. C’è anche il contatto. Il patch di Wake Forest è un dispositivo wireless e senza batteria che si attacca alla pelle e misura la resistenza elettrica del tessuto. Il melanoma altera le proprietà elettriche della pelle. Il patch lo rileva. In un test su 10 volontari, ha mostrato differenze statisticamente significative tra pelle sana e lesione cancerosa. L’idea? Che un giorno lo si possa usare a casa, ogni settimana, come un monitor di salute.

E poi c’è il iToBoS è un sistema europeo che scansiona l’intero corpo in sei minuti. È come una macchina a raggi X per la pelle, ma senza radiazioni. Usa un’intelligenza artificiale spiegabile (XAI), che non solo dice "cancro", ma mostra perché lo ha pensato: "La forma è asimmetrica, il colore varia in tre tonalità, il bordo è irregolare". È stato sviluppato da 20 istituti, tra cui il Fraunhofer Institute, ed è già in uso in 12 cliniche europee.

Dispositivo medico a forma di giaguaro alato che scansiona la pelle con raggi infrarossi, circondato da tessuti sani e cancerosi.

Le limitazioni e i rischi

Queste tecnologie sono potenti, ma non perfette. I modelli di intelligenza artificiale sono addestrati su dati che per lo più riguardano pelli chiare. Uno studio pubblicato su JAMA Dermatology nel marzo 2025 ha trovato che gli algoritmi sono dal 12% al 15% meno precisi su pelli scure. Questo è un problema etico serio. Non possiamo permettere che chi ha la pelle più scura abbia meno possibilità di essere diagnosticato.

Un altro rischio è l’overdiagnosi. Cioè: scoprire un melanoma che non sarebbe mai diventato pericoloso. Alcuni melanomi crescono così lentamente che non causerebbero mai danni. Ma se li vediamo, li rimuoviamo. E questo porta a interventi inutili, cicatrici, ansia. Un articolo del 2025 avverte che “lo screening può rilevare melanoma prima, ma spesso con un eccesso di diagnosi che non migliora la sopravvivenza”. È un paradosso: salvare vite, ma creare altri problemi.

L’immunoterapia: quando il cancro si combatte con il corpo

Se il melanoma è già avanzato, la chemioterapia tradizionale non funziona più. Ma da quando nel 2011 è arrivato il primo farmaco di immunoterapia, ipilimumab è un farmaco che blocca una proteina chiamata CTLA-4, permettendo al sistema immunitario di riconoscere e attaccare le cellule cancerose. Da allora, la vita dei pazienti con melanoma metastatico è cambiata radicalmente.

Oggi, la prima scelta è una combinazione: un farmaco che blocca PD-1 (come nivolumab o pembrolizumab) e uno che blocca CTLA-4 (come ipilimumab). Questo duo ha portato la sopravvivenza a cinque anni dal 15% al 50% circa. E non è tutto. Nuovi farmaci come fianlimab è un anticorpo che blocca LAG-3, un altro freno del sistema immunitario. In combinazione con un farmaco anti-PD-1, ha mostrato risultati promettenti in trial recenti. Sono le nuove generazioni di terapie.

Ma c’è anche una terapia più rivoluzionaria: le cellule T modificate. Il trial IMA203 PRAME è una terapia cellulare che prende le cellule immunitarie del paziente, le modifica in laboratorio per riconoscere specificamente il melanoma, e le reinietta. Nel trial di fase 1b, il 56% dei pazienti ha avuto una risposta completa. È come un missile guidato che cerca il cancro ovunque si nasconda.

Fenice dorata che combatte cellule tumorali a forma di polpo, con anticorpi e scanner AI nell'aria, simbolo dell'immunoterapia.

Cosa succede in Italia?

In Italia, l’accesso a queste tecnologie è disomogeneo. Le grandi strutture come il Policlinico di Padova o l’Istituto dei Tumori di Milano hanno già integrato sistemi AI e farmaci di ultima generazione. Ma in molte aree, i pazienti devono ancora aspettare mesi per una visita dermatologica. Il sistema sanitario non è ancora pronto per il salto tecnologico. I medici di base non hanno i dispositivi, le strutture non hanno i finanziamenti, e i farmaci costosi non sono sempre rimborsati al 100%.

Però, qualcosa si muove. Nel 2025, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato l’uso di due nuovi farmaci di immunoterapia per melanoma avanzato. E il Ministero della Salute ha avviato un progetto pilota per testare i dispositivi AI in 15 centri di prevenzione. Non è perfetto, ma è un passo.

Cosa puoi fare tu?

  • Controlla la tua pelle ogni mese. Usa la regola ABCDE: Asimmetria, Bordi irregolari, Colore variato, Diametro > 6 mm, Evoluzione rapida.
  • Non aspettare che qualcuno te lo dica. Se un neo cambia, vai dal dermatologo. Non passare da un medico di base se hai dubbi.
  • Proteggi la pelle. Il sole è il principale nemico. Usa la protezione solare ogni giorno, anche quando è nuvoloso.
  • Chiedi informazioni. Se hai una storia familiare di melanoma, fatti consigliare su screening più frequenti.

Il futuro è qui

Entro il 2030, l’89% degli esperti prevede che la diagnosi del melanoma sarà guidata dall’intelligenza artificiale. Non perché i medici saranno sostituiti, ma perché avranno strumenti che li aiutano a vedere quello che prima non vedevano. E l’immunoterapia non sarà più un’ultima risorsa: sarà la prima scelta, anche per i casi iniziali.

La sfida non è più solo curare il cancro. È riconoscerlo prima che faccia male. E questo è possibile. Oggi. Con i giusti strumenti, la giusta attenzione, e la volontà di non ignorare un neo che cambia.

Il melanoma si può prevenire?

Non si può prevenire del tutto, ma si può ridurre il rischio. Evitare le scottature solari, soprattutto da bambini, è la cosa più importante. Usare la protezione solare ogni giorno, anche d’inverno, e controllare la pelle regolarmente riducono drasticamente la probabilità che un neo diventi canceroso. Chi ha molti nei, pelle chiara o storia familiare di melanoma, dovrebbe fare controlli ogni 6-12 mesi.

L’immunoterapia ha effetti collaterali?

Sì. L’immunoterapia non uccide solo le cellule cancerose: attiva il sistema immunitario, che può attaccare anche tessuti sani. Può causare infiammazioni alla pelle, all’intestino, ai polmoni o alla tiroide. Non tutti li hanno, ma quando arrivano, sono seri. Per questo i farmaci vengono somministrati in centri specializzati, con monitoraggio costante. I benefici superano i rischi, ma devono essere gestiti con attenzione.

I dispositivi AI sostituiscono il dermatologo?

No. L’AI è un assistente, non un sostituto. Un sistema può dire che un neo è sospetto, ma solo un dermatologo può fare una biopsia, valutare il contesto clinico, e decidere cosa fare. Inoltre, molti melanomi non si vedono bene con le immagini: quelli sotto le unghie, nei genitali, o sulla mucosa orale. L’occhio umano e l’esperienza clinica rimangono irreplaceabili.

Perché alcuni dispositivi hanno bassa specificità?

Perché sono progettati per non perdere nessun melanoma. È meglio segnalare 100 nevi sani e rimuoverne 5 che perderne uno. Questo è il principio: massima sensibilità, anche a costo di più falsi positivi. È un compromesso volontario. Il problema è che molti pazienti finiscono in biopsie inutili, con ansia e costi. La prossima generazione di dispositivi cercherà di migliorare la specificità, senza perdere sensibilità.

I farmaci di immunoterapia sono accessibili in Italia?

Sì, ma con limiti. I farmaci più importanti sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti con melanoma avanzato o metastatico. Per i casi iniziali, invece, l’uso è ancora limitato. I costi sono alti: un ciclo di immunoterapia può costare oltre 100.000 euro l’anno. Ma grazie a negoziati tra ministero e aziende farmaceutiche, l’accesso è migliorato negli ultimi due anni. Chi ha bisogno di queste terapie non deve rinunciare.