Psoriasi: Opzioni di trattamento per placche, guttata e forme sistemiche

Psoriasi: Opzioni di trattamento per placche, guttata e forme sistemiche

La psoriasi non è solo un problema di pelle. È una malattia sistemica, cronica, che coinvolge l’intero sistema immunitario. Se hai placche rosse, squamose, pruriginose che non scompaiono con creme comuni, potresti non aver bisogno di un’altra crema. Potresti aver bisogno di un cambiamento radicale nel trattamento. E non sei solo: circa 125 milioni di persone nel mondo convivono con questa condizione. In Italia, si stima che ne sia affetto il 2-3% della popolazione. Ma la buona notizia è che oggi, nel 2026, abbiamo opzioni più efficaci, precise e meno invasive di mai.

Le tre forme più comuni e cosa le distingue

Non tutte le psoriasi sono uguali. La forma più diffusa - l’80-90% dei casi - è la psoriasi placchiforme. Si presenta con chiazze spesse, rosse, coperte da squame biancastre, spesso su gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e bassa schiena. È quella che la maggior parte delle persone riconosce come psoriasi.

La psoriasi guttata è diversa. Si manifesta come piccole macchioline a goccia, sparse su braccia, gambe e tronco. Spesso compare dopo un’infezione da streptococco, come un mal di gola. È più comune nei bambini e nei giovani adulti. Può scomparire da sola, ma in molti casi diventa cronica e si trasforma in psoriasi placchiforme.

Le forme sistemiche - come la psoriasi pustolosa generalizzata o la psoriasi eritrodermica - sono rare ma gravi. Non si limitano alla pelle: coinvolgono il corpo intero, possono causare febbre, affaticamento, e richiedono trattamenti d’urgenza. Queste forme non rispondono alle creme. Hanno bisogno di farmaci che agiscano dall’interno.

Le terapie topiche: l’inizio, ma non sempre la fine

Per chi ha meno del 5% della pelle interessata, le terapie topiche sono il primo passo. Sono economiche, accessibili, e spesso efficaci. Ma attenzione: non funzionano per tutti.

Il cortisone topico (in diverse potenze) è il più usato. Funziona bene per ridurre l’infiammazione, ma non può essere usato a lungo su viso, inguine o pieghe della pelle: rischia di sottile la pelle, causare smagliature, o un peggioramento dopo la sospensione (sindrome da astinenza). La maggior parte dei pazienti ottiene un miglioramento del 30-40% con il solo cortisone.

Il calcipotriolo (0,005%) è un derivato della vitamina D. Non ha gli effetti collaterali del cortisone e può essere usato per mesi. In combinazione con il cortisone (come nella crema calcipotriolo/betametasone), raggiunge un miglioramento del 70% in 8 settimane. Per il cuoio capelluto, la schiuma è molto più pratica del liquido.

Il tapinarof (1%) è una novità. È un farmaco topico che agisce come un modulatore del sistema immunitario locale. Nelle prove cliniche, ha raggiunto un miglioramento del 35,4% (PASI 75) in 12 settimane. È utile per chi vuole evitare iniezioni, ma non è sufficiente per forme moderate o gravi.

Se la tua psoriasi è limitata a poche aree, le creme possono essere la soluzione. Ma se hai placche su braccia, gambe, schiena, e ti senti sempre stanco, è ora di parlare di terapie sistemiche.

Le terapie sistemiche orali: il passaggio intermedio

Quando le creme non bastano, si passa ai farmaci assunti per bocca. Sono più potenti, ma hanno effetti collaterali da monitorare.

Methotrexate è il classico. Lo si prende una volta alla settimana. Funziona bene: il 50-60% dei pazienti raggiunge il 75% di miglioramento della pelle (PASI 75) in 16 settimane. Ma richiede controlli del fegato e del sangue ogni 4-8 settimane. Non è adatto a chi beve alcol o ha problemi epatici.

Ciclosporina agisce più velocemente: PASI 75 in 12-16 settimane. Ma non si usa per più di 1 anno perché può danneggiare i reni. È utile per un intervento rapido, ad esempio prima di un evento importante.

Acitretin è un derivato della vitamina A. Funziona bene per la psoriasi pustolosa e per le unghie. Ma causa secchezza della pelle, labbra, occhi, e non può essere usato dalle donne in età fertile per almeno 3 anni dopo la sospensione - è teratogeno.

Le novità orali sono quelle che stanno cambiando le regole del gioco. Apremilast (Otezla) è un farmaco che blocca un enzima coinvolto nell’infiammazione. Lo prendi due volte al giorno. Ha un buon profilo di sicurezza: non richiede esami del sangue. Ma il risultato è modesto: solo il 33% raggiunge PASI 75. È adatto a chi non tollera gli altri farmaci.

Deucravacitinib è la vera svolta. È il primo inibitore TYK2 approvato per la psoriasi. Lo prendi una volta al giorno. Nelle prove, ha raggiunto il 58,7% di PASI 75 in 16 settimane. È efficace, facile da usare, e non richiede iniezioni. Per molti pazienti, è la migliore alternativa all’iniezione.

Corpo diviso tra macchioline a goccia e squame corazzate, con un batterio che fugge da una pillola di vitamina D.

I biologici: la rivoluzione della precisione

Se hai una psoriasi moderata o grave, e hai già provato le terapie orali senza successo, i biologici sono la scelta più potente che abbiamo oggi.

Funzionano bloccando specifiche molecole del sistema immunitario che causano l’infiammazione. Non sono farmaci generici: sono progettati come missili contro una singola cellula infiammatoria.

Anti-TNF (come adalimumab, etanercept) sono i primi biologici. Funzionano bene: il 78% raggiunge PASI 75. Ma hanno un problema: non sono i più efficaci, e la risposta può diminuire col tempo. Inoltre, non sono consigliati per chi ha infezioni croniche o tubercolosi latente.

Anti-IL-17 (secukinumab, ixekizumab) sono più veloci. Spesso si vede un miglioramento dopo 2-4 settimane. Il 79% raggiunge PASI 90 (quasi pelle pulita) in 16 settimane. Ma attenzione: se hai il morbo di Crohn o colite ulcerosa, questi farmaci possono peggiorarli. Non sono la prima scelta per chi ha malattie intestinali.

Anti-IL-23 (guselkumab, risankizumab, tildrakizumab) sono i nuovi campioni. Bloccano una molecola che sta all’inizio della catena infiammatoria. Ecco perché sono più efficaci: l’84-90% dei pazienti raggiunge PASI 90 in 16 settimane. Inoltre, si iniettano meno spesso: ogni 8 o 12 settimane. Per molti, è la differenza tra un trattamento e una vita normale.

Un dato importante: uno studio su 31.521 pazienti ha mostrato che risankizumab ha la più alta percentuale di pazienti che continuano la terapia dopo 12 mesi (78,4%). Guselkumab è al 75,2%. Significa che non solo funzionano meglio, ma anche che i pazienti li sopportano meglio.

Per la psoriasi alle unghie o al cuoio capelluto, guselkumab ha mostrato il 74,3% di risoluzione completa, contro il 62,1% di ustekinumab. Se hai unghie ingiallite, spesse, con solchi profondi, questo è un dato fondamentale.

Costo, accesso e realtà quotidiana

Un biologico può costare fino a 34.000 euro l’anno. Sembra un prezzo insostenibile. Ma qui in Italia, e in molti altri Paesi, i programmi di assistenza dei produttori riducono il costo per il paziente a 0-150 euro al mese, se sei assicurato. Il 85% dei pazienti con copertura sanitaria paga poco o niente.

La vera sfida non è il prezzo, ma il tempo. Per ottenere l’approvazione dell’assicurazione, puoi aspettare 4-6 settimane. Alcuni pazienti usano corticosteroidi o ciclosporina per tenere a bada la malattia in attesa.

Le iniezioni? Non sono così terribili come sembrano. Con un video di 10 minuti e un’educazione in clinica, il 95% dei pazienti impara a farsele da soli a casa. Alcuni usano un dispositivo automatico che inietta in pochi secondi, senza dolore.

Le storie dei pazienti su forum come Reddit o Psoriasis Foundation sono illuminanti. Uno scrive: “Dopo 10 anni di cortisone, methotrexate e adalimumab, guselkumab mi ha liberato. 95% della pelle pulita. Iniezione ogni 3 mesi. È stata la mia rinascita.” Un altro: “Ho aspettato 4 mesi per secukinumab. Mi serviva un risultato più veloce per un colloquio di lavoro.”

Dragone biologico di molecole IL-23 che dissolve le placche in farfalle, paziente che si fa un'iniezione a forma di piuma.

Il futuro: farmaci orali, sospensione e cure personalizzate

La ricerca non si ferma. I farmaci orali che agiscono come biologici - chiamati “peptidi selettivi” - sono in fase 3. Sono pillole che bloccano IL-23, ma senza iniezioni. I risultati iniziali mostrano il 78,6% di PASI 90. Se approvati, potrebbero sostituire molti biologici entro il 2030.

Un’altra frontiera: la sospensione del trattamento. Lo studio GUIDE sta testando se, dopo un anno di guselkumab con pelle completamente pulita, si possa fermare la terapia. Alcuni pazienti rimangono senza sintomi per mesi, o addirittura anni. Non è una cura definitiva, ma è il primo passo verso una “remissione funzionale”.

La medicina sta diventando sempre più personalizzata. Non tutti i pazienti hanno lo stesso tipo di psoriasi. Alcuni hanno un’infiammazione guidata da interferoni di tipo I, altri da neutrofili. Se un biologico non funziona, non significa che “non funziona”. Significa che devi cambiare strategia, non solo farmaco. Il prossimo passo? Test genetici e profili immunologici per scegliere il trattamento giusto dalla prima volta.

Cosa fare ora?

Se hai solo piccole placche: prova una crema combinata (calcipotriolo + cortisone) per 6-8 settimane. Se non migliora, vai dal dermatologo.

Se hai placche su più di 5% della pelle, o se ti senti stanco, hai dolori alle articolazioni, o hai una psoriasi alle unghie: non aspettare. Chiedi un’evaluazione per terapie sistemiche. Non è un fallimento. È un passaggio naturale.

Se hai già provato farmaci orali e non hai avuto risultati: i biologici non sono un’ultima spiaggia. Sono la scelta migliore per la tua qualità di vita. E tra gli anti-IL-23, guselkumab e risankizumab sono i più efficaci e più sostenibili a lungo termine.

La psoriasi non ti definisce. Ma il trattamento giusto può restituirti il controllo. E nel 2026, abbiamo più strumenti che mai per farlo.

La psoriasi guttata può diventare placchiforme?

Sì, in circa il 30% dei casi. La psoriasi guttata, spesso scatenata da un’infezione da streptococco, può scomparire da sola, ma in molti pazienti evolve in una forma cronica, con chiazze più spesse e persistenti, tipiche della psoriasi placchiforme. È importante monitorare i sintomi dopo un’infezione e consultare un dermatologo se le macchioline non scompaiono entro 2-3 mesi.

Qual è il biologico più efficace per la psoriasi alle unghie?

Guselkumab ha dimostrato il miglior risultato per la psoriasi ungueale, con il 74,3% dei pazienti che raggiungono una risoluzione quasi completa (IGA 0/1) dopo 16 settimane. È superiore a ustekinumab e altri anti-IL-17. Per casi resistenti, l’iniezione locale di triamcinolone direttamente sotto l’unghia può migliorare il pitting e la spessore in circa il 75% dei casi.

Perché alcuni farmaci non funzionano anche se sono efficaci negli studi?

Perché la psoriasi non è una malattia unica. Esistono diversi “endotipi”: alcuni pazienti hanno un’infiammazione guidata da cellule Th17 (rispondono bene agli anti-IL-17 e anti-IL-23), altri da interferoni di tipo I (non rispondono bene a questi farmaci). Se un biologico non funziona, non significa che sia inefficace in generale, ma che il tuo tipo di psoriasi richiede un’altra via. La prossima generazione di test genetici aiuterà a scegliere il trattamento giusto dalla prima volta.

Posso smettere di prendere il biologico se la pelle è pulita?

Alcuni pazienti possono farlo, ma non è ancora una pratica standard. Lo studio GUIDE sta testando se, dopo un anno di trattamento con guselkumab e pelle completamente pulita, si possa interrompere la terapia. In alcuni casi, la remissione dura mesi o anni. Ma se la psoriasi ritorna, è possibile riprendere il farmaco. Non interrompere mai la terapia senza consultare il tuo dermatologo.

Quali sono i rischi più comuni dei biologici?

Il rischio principale è un aumento temporaneo della suscettibilità alle infezioni, specialmente quelle respiratorie e della pelle. Non causano cancro, ma è importante controllare la tubercolosi prima di iniziare. Gli anti-IL-17 possono peggiorare il morbo di Crohn. Gli anti-IL-23 hanno un profilo di sicurezza più favorevole, con meno effetti sul sistema gastrointestinale. Il rischio di reazioni allergiche è raro (meno dell’1%).

Cosa devo fare se il mio dermatologo non vuole prescrivermi un biologico?

Chiedi una valutazione secondo i criteri AAD 2025: se hai un PASI >10 o un DLQI >10, hai diritto a una terapia sistemica. Porta con te i risultati dei test della pelle e una scheda dei sintomi. Se il tuo medico rifiuta senza motivo, chiedi un secondo parere presso un centro specializzato. In Italia, molti ospedali hanno unità dedicate alla psoriasi. Non accettare un “no” basato su vecchi protocolli.

Esistono alternative naturali efficaci?

Alcuni pazienti trovano sollievo con l’olio di cocco, l’aloe vera o il bagno nell’acqua salata, ma nessuna di queste opzioni ha dimostrato di ridurre significativamente le placche in studi controllati. Non sostituiscono i farmaci. Tuttavia, possono aiutare come supporto: idratano la pelle, riducono il prurito e migliorano la tolleranza al trattamento. Se usi integratori come la vitamina D, assicurati che il tuo medico lo sappia: non interagiscono con i biologici, ma possono influenzare altri farmaci.

Come posso gestire i sintomi in inverno?

L’aria secca peggiora la psoriasi. Usa un umidificatore in casa, soprattutto in camera da letto. Applica idratanti ricchi (con ceramidi o urea) subito dopo la doccia. Evita acqua troppo calda. Se hai placche resistenti, prova l’occlusione: applica la crema, copri con una pellicola trasparente e lascia per 1-2 ore. Funziona bene con calcipotriolo o cortisone. Evita di grattare: usa un impacco freddo.