Se hai mai aspettato giorni per un farmaco che il tuo medico ha prescritto, e alla fine ti hanno dato un’alternativa diversa o ti hanno detto che non c’è, non sei solo. Questo non è un caso isolato. È il risultato di un sistema farmaceutico in bilico tra troppa concorrenza e troppo poco sostegno. Da un lato, ci sono decine di aziende che producono lo stesso farmaco generico. Dall’altro, per molti medicinali essenziali, ce n’è solo uno o due produttori al mondo. E quando quelli si fermano, le scorte svaniscono.
Perché i farmaci generici sono così importanti?
I farmaci generici non sono una versione "povera" dei farmaci di marca. Sono la stessa cosa, chimicamente identici, con lo stesso principio attivo, la stessa dose, lo stesso modo di assunzione. La differenza sta nel prezzo: costano fino al 90% in meno. Negli Stati Uniti, 9 prescrizioni su 10 sono ormai per farmaci generici. In Italia, la percentuale è simile. Questi farmaci hanno salvato miliardi di dollari nei sistemi sanitari globali. Nel 2023 solo negli USA, i generici hanno fatto risparmiare 313 miliardi di dollari. Senza di loro, molti pazienti non potrebbero permettersi le cure di cui hanno bisogno.
Ma qui arriva il paradosso. Più concorrenza significa prezzi più bassi - e questo è buono. Ma quando i prezzi scendono troppo, le aziende smettono di produrre. Perché? Perché produrre certi farmaci non è economico. Non è come fare un paio di scarpe. Richiede impianti sterili, controlli rigidi, investimenti di 200-500 milioni di dollari per una linea di produzione di iniezioni. E se il prezzo di vendita è troppo basso, non torna.
La concorrenza che uccide l’offerta
Quando un farmaco di marca perde il brevetto, arriva la corsa. Le aziende entrano in massa. I primi tre o quattro produttori si spartiscono il mercato. I prezzi cadono a picco. In tre anni, il prezzo può scendere del 20% per ogni nuovo concorrente. Entro cinque anni, il farmaco costa il 20% del prezzo originale. Sembra un successo, no? E invece no.
Perché quando il prezzo scende sotto una certa soglia, le aziende più piccole o con costi più alti smettono di produrre. E quelle che restano? Fanno i conti. Se un farmaco costa 5 centesimi a compressa e il prezzo di vendita è 4 centesimi, non c’è margine per la qualità, per l’ispezione, per la manutenzione. E se qualcosa va storto - un guasto alla macchina, un controllo dell’FDA, un problema di materie prime - non c’è spazio per recuperare. Il risultato? La produzione si ferma. E la scorta finisce.
Secondo l’Istituto IQVIA, il 35% dei mercati dei farmaci generici ha meno di tre produttori attivi. Il 12% ha solo un fornitore. E quando quel solo fornitore ha un problema, non c’è alternativa. È successo con l’epinefrina per gli autoiniettori nel 2023. Un solo stabilimento produceva la maggior parte del mercato. Quando è stato chiuso per irregolarità, i pazienti con allergie gravi hanno rischiato di rimanere senza. E non era un caso raro.
Chi produce i farmaci che ci salvano la vita?
Non sono le grandi aziende farmaceutiche di New York o Basilea. Sono le fabbriche in India, Cina, e alcuni stabilimenti in Europa e negli USA. L’India è il laboratorio del mondo: produce il 40% dei farmaci generici consumati negli USA. Ma anche qui, la concentrazione è alta. Solo cinque aziende controllano quasi la metà della produzione di iniezioni sterili, un tipo di farmaco fondamentale per ospedali e terapie intensive.
Questi produttori non sono piccole aziende. Sono giganti come Teva, Sandoz, Sun Pharma, Lupin, Aurobindo. Ma anche loro hanno scelto dove investire. Producono i farmaci più redditizi: quelli per il cancro, per il diabete, per l’ipertensione. I farmaci più vecchi, quelli che costano pochi centesimi, li lasciano ai produttori più fragili. E quando questi chiudono, nessuno li rileva. Perché non conviene.
Le scorte che scompaiono: cosa manca di più?
Non è un caso che le carenze riguardino sempre gli stessi farmaci. Antibiotici come la ceftriaxone. Farmaci per l’ipertensione come l’losartan. Iniezioni di insulina. Il farmaco per l’epilessia fenobarbital. Tutti hanno un prezzo basso. Tutti hanno pochi produttori. Tutti sono essenziali.
Un’indagine dell’American Medical Association ha rivelato che il 78% dei medici ha avuto almeno una carenza di un farmaco generico nel 2023. Il 42% ha detto che queste carenze hanno influenzato spesso le cure dei pazienti. In ospedale, i farmacisti devono cercare alternative. A volte non ce ne sono. A volte le alternative sono più costose, meno efficaci, o hanno effetti collaterali peggiori.
La cosa più allarmante? I prezzi di alcuni farmaci generici vecchi sono aumentati. Sì, hai letto bene. Dal 2018, i prezzi di 50 farmaci generici molto usati sono saliti del 15,7% all’anno. Perché? Perché i produttori sono scappati. E quelli rimasti hanno alzato i prezzi. Non per avidità. Per sopravvivere.
Cosa sta cambiando?
Negli USA, la legge sull’inflazione del 2022 ha introdotto la negoziazione dei prezzi per alcuni farmaci costosi. A partire dal 2026, il governo federale negozierà i prezzi di 10 farmaci all’anno. Questo potrebbe spingere ancora di più i produttori di generici verso margini ancora più sottili. Ma potrebbe anche costringere il mercato a riconsiderare cosa è davvero essenziale.
L’FDA ha aumentato l’approvazione dei primi generici del 40% dal 2017. Ma ha anche aumentato le lettere di avvertimento per irregolarità del 23%. Cioè: più aziende entrano, ma molte non riescono a mantenere gli standard. E quando vengono chiuse, il sistema si blocca.
L’Agenzia Europea dei Medicinali ha detto chiaramente: il numero ideale di produttori per un farmaco essenziale è tra 4 e 6. Con meno di 3, il rischio di carenza sale esponenzialmente. Con più di 8, i prezzi diventano insostenibili. Ma oggi, solo il 65% dei farmaci essenziali ha questo livello di sicurezza.
Cosa possiamo fare?
Non c’è una soluzione semplice. Ma ci sono passi concreti.
- Le autorità devono identificare i farmaci critici - quelli con meno di tre produttori - e creare un fondo di riserva strategica. Non per accumulare scorte, ma per garantire che qualcuno continui a produrli anche se non sono redditizi.
- Le aziende che producono farmaci essenziali dovrebbero avere incentivi fiscali o sovvenzioni mirate. Non per farle arricchire, ma per farle rimanere in gioco.
- Le autorità sanitarie devono smettere di premiare solo il prezzo più basso negli appalti pubblici. Devono considerare la stabilità della catena di approvvigionamento. Un farmaco che costa 1 centesimo in più ma ha 4 produttori è più sicuro di uno che costa 1 centesimo in meno ma ha un solo fornitore.
- Investire nella formazione di nuovi produttori. Non solo in India e Cina, ma anche in Europa. L’Italia, la Germania, la Spagna hanno le competenze. Hanno solo bisogno di un piano.
Non si tratta di tornare ai prezzi alti dei farmaci di marca. Si tratta di capire che la salute non è un mercato come gli altri. Non puoi lasciare la vita di una persona in mano a un algoritmo che sceglie il prezzo più basso. A volte, il prezzo più basso è quello che ti lascia senza farmaci.
Il futuro è nella stabilità, non nel prezzo più basso
Il mercato dei farmaci generici ha fatto un enorme lavoro. Ha reso le cure accessibili a milioni di persone. Ma ora è arrivato il momento di cambiare la logica. Non si tratta di avere più produttori. Si tratta di avere i produttori giusti. Quelli che possono stare al gioco, senza rinunciare alla qualità. Quelli che non se ne vanno quando il prezzo scende troppo.
La prossima volta che ti chiedono perché un farmaco non c’è, non rispondere "è colpa della globalizzazione" o "i cinesi non producono abbastanza". Rispondi: "C’era troppa concorrenza, e troppo poco sostegno".
Perché i farmaci generici costano così poco?
I farmaci generici costano poco perché non devono sostenere i costi di ricerca e sviluppo, né le spese di marketing. Hanno lo stesso principio attivo del farmaco di marca, ma vengono prodotti dopo che il brevetto è scaduto. L’approvazione è più veloce e meno costosa, grazie a un processo semplificato chiamato ANDA negli USA o MAA in Europa. Il risultato? Costano fino al 90% in meno, ma sono altrettanto efficaci.
Perché ci sono carenze di farmaci generici se ce ne sono tanti produttori?
Perché la concorrenza non è uniforme. Per alcuni farmaci, ci sono 15 produttori. Per altri, solo uno. Quando un farmaco ha un prezzo molto basso, le aziende più costose smettono di produrlo. Se rimane un solo fornitore e ha un problema - un guasto, un controllo dell’FDA, una crisi di materie prime - non c’è alternativa. È come avere un solo ponte su un fiume: se si rompe, non passa nessuno.
Quali farmaci generici hanno più probabilità di essere in carenza?
Quelli con basso prezzo di vendita e alta complessità di produzione. Antibiotici come la ceftriaxone, farmaci per l’ipertensione come l’losartan, iniezioni di insulina, fenobarbital per l’epilessia. Sono tutti farmaci vecchi, usati da decenni, con margini di profitto sottili. E spesso prodotti da pochi stabilimenti, spesso in paesi con regolamentazione meno rigida.
L’India e la Cina producono troppi farmaci generici? Sono una minaccia?
No, non sono una minaccia. Sono un pilastro del sistema globale. L’India produce il 40% dei farmaci generici consumati negli USA. La Cina fornisce la maggior parte delle materie prime. Il problema non è dove sono prodotti, ma chi li controlla. Se solo poche aziende in questi paesi producono un farmaco essenziale, il rischio di carenza aumenta. La soluzione non è smettere di importare, ma diversificare le fonti e garantire standard elevati ovunque.
Cosa posso fare io, come paziente, se un farmaco mi manca?
Parla con il tuo medico o farmacista. Chiedi se esiste un’alternativa equivalente. Controlla i database ufficiali come quello dell’FDA o dell’AIFA, che segnalano le carenze in tempo reale. Non comprare farmaci da fonti non verificate. E se il problema è ricorrente, parla con le associazioni dei pazienti. La voce dei cittadini può spingere le autorità a intervenire.
Matteo Capella
dicembre 18, 2025 AT 14:18Questo articolo mi ha fatto aprire gli occhi. Non lo sapevo che un farmaco da 5 centesimi potesse mandare in crisi un intero sistema sanitario. Sembra assurdo, ma è così.
Davide Quaglio Cotti
dicembre 19, 2025 AT 17:26È un paradosso tragico: più concorrenza = prezzi più bassi = meno produzione = più carenze. È come se il mercato stesse uccidendo la cosa che dovrebbe rendere accessibile. E la cosa più triste? Nessuno ne parla. Eppure è una questione di vita o morte. Non è un problema economico, è un problema umano. E se continuiamo a trattare la salute come un prodotto di consumo, alla fine perderemo tutti. Non si può fare a meno di un farmaco come si fa con un paio di scarpe.
Nicola G.
dicembre 20, 2025 AT 21:16Io ho avuto la ceftriaxone in carenza per 3 settimane. Mio figlio aveva l’otite. Il farmacista mi ha detto: "Provi con questo", ma era un antibiotico che faceva venire la diarrea a un elefante. E poi? Niente. Niente alternative. E io ho dovuto pagare 40 euro per un’altra prescrizione. Perché? Perché qualcuno ha pensato che 2 centesimi in più fossero troppo. 😔
Francesca Cozzi
dicembre 22, 2025 AT 04:12Le aziende indiane non sono il problema. Il problema è che l’Italia non investe in produzione locale. Siamo diventati dei consumatori passivi. E quando il mondo va in crisi, noi restiamo senza. E poi ci lamentiamo. 🤷♀️
Michele Pavan
dicembre 23, 2025 AT 13:53Quando ho chiesto al mio medico perché non ci sono più certi farmaci, mi ha risposto: "È colpa del mercato". E io ho pensato: ma il mercato chi è? Un algoritmo? Un CEO in Svizzera? Non è colpa di nessuno, è colpa di tutti. Perché nessuno ha mai detto: "Basta, basta con i prezzi più bassi".
Gianni Abbondanza
dicembre 25, 2025 AT 01:16Il sistema funziona finché c’è un margine. Ma la salute non ha margine. È un bene essenziale. E i beni essenziali non si gestiscono come i jeans in saldo.
Michela Rago
dicembre 27, 2025 AT 00:51Ho letto questo articolo con gli occhi di una madre. Non voglio che mio figlio cresca in un mondo dove un farmaco può mancare perché qualcuno ha tagliato i costi. Dobbiamo cambiare qualcosa. Ora.
Silvana Pirruccello
dicembre 28, 2025 AT 20:22Io ho lavorato in un laboratorio farmaceutico. So quanto costa produrre un’iniezione sterile. I controlli, la sterilità, il personale, le macchine… E poi ti dicono: "Vendi a 3 centesimi". Non è un business, è un suicidio. Eppure qualcuno lo fa. Perché? Perché non c’è alternativa. Ma non può durare.
Pasquale Barilla
dicembre 30, 2025 AT 01:52La logica del mercato è semplice: massimizzare il profitto. Ma la salute non è un mercato. È un diritto. E quando si confondono i due concetti, si creano disastri. Il problema non è la concorrenza, è l’assenza di un principio etico che guidi l’economia. Senza etica, il mercato diventa una macchina per uccidere. E noi siamo i suoi ingranaggi.
alessandro lazzaro
dicembre 30, 2025 AT 15:41Io ho chiesto al mio farmacista perché non c’è più l’losartan. Mi ha detto: "Il produttore ha chiuso. Non conviene". E io ho pensato: ma chi decide cosa conviene? Noi o i bilanci? Dovremmo avere un sistema che protegge i farmaci essenziali, non quelli che fanno più soldi.
nico tac
dicembre 31, 2025 AT 08:55La soluzione non è solo un fondo di riserva. È una rivoluzione culturale. Dobbiamo smettere di pensare che un farmaco da 4 centesimi sia "buono". Dobbiamo capire che un farmaco da 5 centesimi con 4 produttori è più sicuro di uno da 3 centesimi con uno solo. È un concetto semplice, ma nessuno lo applica. Perché? Perché il prezzo è l’unico KPI che conta. E la vita? La vita non si misura in euro.
Nicolas Maselli
dicembre 31, 2025 AT 22:26Io ho visto un ospedale cambiare 3 farmaci in una settimana perché non ce n’erano. I pazienti si arrabbiano. I medici sono stanchi. I farmacisti piangono. E nessuno fa niente. Basta con i numeri. Basta con i costi. Dobbiamo pensare alle persone.
Andrea Arcangeli
gennaio 2, 2026 AT 04:03Il problema è che nessuno vuole pagare un po’ di più. Se fossimo disposti a spendere 10 centesimi in più per un farmaco, non ci sarebbero carenze. Ma preferiamo comprare il caffè da 1 euro al bar. E poi ci lamentiamo quando nostro nonno non trova la pillola. La colpa è nostra. Siamo noi che non vogliamo pagare il prezzo reale della vita.