Se hai mai preso un farmaco generico e ti sei chiesto se fosse davvero uguale a quello di marca, non sei solo. Milioni di persone in Italia e nel mondo provano lo stesso dubbio. E la risposta non sta nei foglietti illustrativi, ma nei commenti online, nei gruppi Facebook, nei forum di pazienti. Le recensioni online stanno cambiando il modo in cui vediamo i farmaci generici - più di quanto qualsiasi studio scientifico abbia mai fatto.
Perché i generici costano così poco?
I farmaci generici contengono esattamente lo stesso principio attivo di quelli di marca. Se prendi il sertralina generico, è lo stesso composto chimico della Zoloft. La differenza sta nei coloranti, negli eccipienti, nella forma della compressa e nel nome. Non c’è niente di più, niente di meno. Eppure, il prezzo? Può essere fino all’85% più basso. Perché? Perché il produttore del generico non ha dovuto pagare i costi di ricerca, sperimentazione e marketing che l’azienda originale ha affrontato per portare il farmaco sul mercato. La FDA e l’EMA richiedono che i generici dimostrino di essere bioequivalenti: il corpo li assorbe in modo tale che la quantità di principio attivo nel sangue sia compresa tra l’80% e il 125% di quella del farmaco di marca. Per farmaci con indice terapeutico stretto - come il warfarin o il litio - i limiti sono più rigidi: tra il 90% e l’111%. In pratica, significa che il farmaco generico deve funzionare allo stesso modo, con lo stesso margine di errore. Ma qui arriva il problema: i pazienti non si fidano.La percezione non segue la scienza
Uno studio del 2015 ha analizzato 52 ricerche su questa questione. Risultato? Il 35,6% dei pazienti crede che i generici siano meno efficaci. Tra i medici, la percentuale scende al 28,7%. Tra i farmacisti, al 23,6%. Cioè: chi conosce meglio la scienza, ha meno dubbi. Ma chi prende il farmaco ogni giorno, spesso no. E i dati reali lo confermano. Uno studio pubblicato sul European Journal of Public Health ha somministrato a due gruppi di pazienti lo stesso farmaco per il dolore: uno con etichetta di marca, l’altro con etichetta generica. Il risultato? Chi ha preso il generico ha interrotto il trattamento il 22,7% in più, ha assunto pillole non prescritte il 18,3% in più e ha riportato livelli di dolore più alti. Il farmaco era identico. Ma la percezione ha cambiato l’esperienza. Questo è il cosiddetto nocebo effect: quando aspettati effetti negativi diventano reali. Se credi che un farmaco sia di qualità inferiore, il tuo cervello lo rende vero. Non è immaginazione. È neurologia.Cosa dicono i pazienti online?
Su Reddit, su PatientsLikeMe, su gruppi di supporto per il dolore cronico, le discussioni sui generici sono infinite. Tra le 6.012 recensioni analizzate tra il 2020 e il 2023, quasi la metà (47,3%) parla di “effetti collaterali diversi”. Un altro 32,9% dice: “Non funziona come prima”. Un utente di r/chronicpain ha scritto nel marzo 2023: “Mio medico mi ha sostituito il Lyrica con il generico. Due settimane dopo, il dolore ai nervi è tornato. Sono convinto che i generici non siano fatti con gli stessi standard.” Ma c’è anche l’altra faccia. Un altro utente su r/generics ha commentato: “Tre anni di sertralina generica. Ho risparmiato 2.180 euro. Zero differenze.” Queste storie non sono isolate. Sono il cuore della percezione collettiva. E le piattaforme online amplificano le voci negative molto più di quelle positive. Un’esperienza negativa ha 3 volte più probabilità di essere condivisa di una positiva. E quando un paziente legge 10 commenti di persone che dicono “non funziona”, non pensa: “Forse è il nocebo effect”. Pensano: “Questo farmaco non è buono”.
Chi può cambiare questa storia?
La risposta non è un nuovo farmaco. È una nuova conversazione. Uno studio del 2022 ha dimostrato che quando un farmacista si ferma per 90-120 secondi a spiegare che il generico è bioequivalente, l’accettazione dei pazienti sale del 38,7%. Non serve un lungo discorso. Serve chiarezza. Serve fiducia. Eppure, i medici in Italia e negli Stati Uniti hanno in media 1,7 minuti per parlare di ogni farmaco durante una visita. Non c’è tempo per spiegare la differenza tra principio attivo e eccipienti. Non c’è tempo per affrontare paure radicate in esperienze personali. Kaiser Permanente ha provato un’altra strada: ha creato un foglio informativo standardizzato, “Fatti sui farmaci generici”, che ogni paziente riceve al momento della prescrizione. In sei mesi, le domande dei pazienti sono calate del 52,3%. L’aderenza terapeutica è salita dell’18,6%. Non è magia. È comunicazione semplice. Efficace. Umana.Chi crede nei generici - e chi no?
La percezione non è uguale per tutti. I giovani tra i 18 e i 34 anni hanno il 68,2% di probabilità di fidarsi dei generici. Gli over 65? Solo il 41,7%. I pazienti con un livello di istruzione più alto hanno una comprensione molto più accurata della bioequivalenza. La correlazione è forte: più sai, meno hai paura. E poi c’è il prezzo. Il 31,7% dei pazienti dubita dei generici proprio perché sono troppo economici. “Se costa così poco, non può essere buono.” È un pensiero irrazionale, ma molto comune. E funziona. Perché il cervello associa il costo all’efficacia. È un’abitudine psicologica che risale a quando compravamo vestiti, elettrodomestici, automobili. Ma con i farmaci, questa regola può farti male.